Il suono di una campana. 

Durante la discussione del gruppo Sales, la campana delle 21, come è suo solito a quell'ora, inizia a suonare. Siccome non mi piace parlare sopra un altro suono, invito i partecipanti al gruppo ad ascoltarla. "E' il suono registrato della campana della nostra chiesa che a quest'ora, come sempre, avvisa che sono le nove di sera", sottolineo ai partecipanti. "Il suono registrato?" commenta uno dei presenti. "Sembra davvero il suono della campana vera, molto fedele, sei sicuro che sia registrato?"
In quel momento i pensieri scorrono veloci nella mia mente. Fin da piccolo mi sono abituato a questo suono registrato, ma da allora non avevo più pensato alla cosa. Da bambino invece un senso di delusione e di falsità si accompagnava a questa modalità artificiale scelta per il campanile della nostra chiesa, come se costruirne uno vero, ed essere poi presenti per far suonare le campane, fosse un lusso che non potevamo permettreci in quella comunità.
Mi prendeva un senso di morte. Ma poi ci avevo fatto l'abitudine.
E' passato qualche giorno. E' appena iniziata la meditazione durante un incontro in piccolo gruppo, al calar della sera. Il silenzio di quel piccolo centro in una casa in prossimità della campagna è profondo. Seduto e con gli occhi chiusi entro subito nella profondità di me stesso. Un suono di una campana in lontananza all'improvviso mi richiama emozioni antiche. Di nuovo il suono di una campana, e i pensieri avuti qualche giorno prima nell'altro gruppo.
Un cane che abbaia in lontananza, contribuisce a creare un clima per me antico di periferia silenziosa al calar della sera. Si, perchè da bambino io abitavo nella periferia silenziosa, che al calar della sera diventava buia e solitaria.
Emozioni contrastanti di pace e solitudine emergono dentro me, senza che io neanche provi a scacciarle.
Mentre medito, le lacrime incominciano a scorrere sul mio viso. Le lascio scorrere senza fare nulla, perchè sento che stanno irrigando la mia anima.
Un nucleo rimosso del mio passato, dolcemente scioglie i suoi nodi, e con naturalezza prende il suo posto nella mia coscienza.
E' il sentimento forte di solitudine affettiva che da piccolo sperimentavo senza esserne pienamente cosciente, e che proprio per questo trattenevo senza condividerlo, in una situazione dove nessuno intorno a me avrebbe avuto la risorsa per occuparsene. Almeno questo era quello che io credevo.
Ora che è emerso, sono io che potrò occuparmene.
Il suono dolce del cellulare mi avvisa che il tempo è finito. Delicatamente con le mie mani accarezzo il mio viso per asciugarlo. Faccio un respiro profondo. Sono pronto a proseguire l'incontro.
Un nuovo dono è scaturito dalla mia meditazione.
Sales...
Con affetto, Enrico.

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